Bozza

Giovedì, 29 Novembre 2018

1. Quando parlo di sanzioni in base al reddito parlo di una logica, di una “filosofia”, che va ben oltre le “multarelle” per il Codice della Strada, che sono l’ultimo, insignificante gradino di una piramide altissima.

2. Il quadruplo previsto dall’art 164bis è una conferma del principio ma in sostanza una presa in giro se rapportato a chi è 1000 o un milione di volte più ricco di un altro.

3. Le sanzioni pecuniarie proporzionate saranno più umane e civili della galera, ma più efficaci, deterrenti e certe.

4. Sanzionando meglio tutti, anche i livelli più alti, garantiranno maggior certezza della pena e legalità. Si fermerà il circolo vizioso e comincerà un circolo virtuoso. 

5. Ho già detto che penso assolutamente necessario che questo pensiero debba estendersi in tutto il Mondo. Altriment, per sintetizzare, avremmo Paesi migliori ma pacifisti e Paesi peggiori ma guerrafondai, con evidenti rischi. Diffondere questa idea in tutto il Mondo, date le moderne tecnologie della comunicazione, non mi sembra difficile. Ma le difficoltà che incontro mi fanno pensare che l’informazione, più che il mezzo sia proprio la battaglia, la partita.

6. L’attuale illegalità che nasce dal vertice, non è una rapina a mano armata, ma un tipo di illegalità che forma estese complicità per necessità e per emulazione corrodendo tutto il sistema e le persone. Molto meno visibile ma più dannosa. Impoverisce popoli e fa migliaia di morti. Fino a cicliche rivoluzioni.

7. Per attuarle ci sarà bisogno di un epocale processo di Amnistia. Vedi pagina dedicata. 

8. Tasse. Secondo me le tasse vedranno una speculare rivoluzione. Non solo un abbassamento ma credo passeranno da progressive a regressive.

LIBRO

Sto cercando di scrivere un libro, un qualcosa di più esauriente. Ci vorrà un anno? Le parti di contorno me le riservo, ma quella che potrebbe spiegare meglio l'idea preferisco divulgarla e discuterla così com'è. Incompiuta, brutta, provvisoria.

Le sanzioni pecuniarie attuali ci appaiono una punizione uguale per tutti perché richiedono la stessa cifra per lo stesso reato. Ma guardando attentamente, la pena non è data dalla cifra tolta, ma dalla cifra…rimanente; cioè dalle rinunce, dal disagio, dalle sofferenze che comporta. E queste rinunce sono iperbolicamente diverse vista l’attuale iperbolica differenza di ricchezza. Quindi se un cittadino che possiede 1.000.000 deve pagare una multa di 10, uno che possiede un miliardo la multa sarà di10.000 Il miliardario avrà però sicuramente delle spese maggiori, un tenore di vita che non può azzerare da un giorno all’altro. Se e come bisogna tenerne conto è un problema che lascio a voi.

Questo enorme quanto banale errore logico, non riguarda un ipotetico reato preso ad esempio, ma una infinita gamma di reati adatti ad essere puniti con le sanzioni pecuniarie. Vedremo più avanti che aumenterà l’uso di queste sanzioni e diminuirà quello delle pene detentive. Principalmente tutti i reati con risvolti economici. Finisce con l’incidere direttamente o indirettamente su gran parte dei comportamenti sociali. Ritengo che il 90% degli omicidi e delle guerre siano conseguenza di furti, in senso ampio. Ricordo che le leggi esistono per il bisogno di regolare gli opposti egoismi e necessità. La saggezza e la buona volontà di alcuni trova soluzioni migliori delle revolverate. Le leggi non sono perfette e possono essere sempre migliorate. Questo cambio di logica nel ragionare sulle sanzioni coinvolge, direttamente o indirettamente, tutta la società. Sarà un miglioramento che passerà alla Storia.

Se mi sono spiegato bene, dovrebbe essere chiaro che un individuo risulta tanto più facilitato a rubare tanto più è ricco. Ma questo comporta un secondo aspetto più deleterio del primo. La competizione naturale degli uomini si sposta nella competizione a trasgredire anziché a rispettare le leggi. Competizione nel male anziché nel bene. Se io trasgredisco le leggi buttando in mare gli scarichi velenosi della mia fabbrica, perché le sanzioni, in proporzione, sono minime, e perché il sistema compiacente (grazie a secoli di sanzioni errate) non mi preoccupa più di tanto, commetto già un pessimo reato ma meno del mio concorrente che non si preoccupa di avvelenare anche l’aria e il posto di lavoro, risparmiando di più e sopravanzandomi nella competizione economica. Voglio dire, che questo gravissimo errore nella logica sanzionatoria, non premia solo i ladri, ma premia i peggiori tra i peggiori, tra i ladri. E quindi innesca un processo di peggioramento crescente di tutta la società. Questa è la cosa veramente grave. Perché se rubo un milione e lo immetto in circuito e basta, i danni sono assai limitati, ma se questo milione rubato mi incentiva a diventare sempre più ladro, potente, ingordo e spietato è chiaro che la parabola del progresso sarà sempre più verso la diseguaglianza, l’ingiustizia e la cattiveria. Questo comportamento asociale diventa vincente e quindi imitato.

Non è un problema di egoismo, di uomo che “è fatto così”, ma di egoismo mal regolamentato. Le leggi, le regole esistono appunto per impedire il prevalere deleterio di alcuni. Se non ci riescono in modo diffuso c’è un errore nelle leggi. Se invece sono efficacemente obbligato a rispettare le leggi, la mia astuzia non sarà indirizzata a fregare il prossimo, ma a servirlo. A vendere e inventare servizi e prodotti il più possibile utili agli altri per trarne il maggior profitto, e non ad arrischiarmi in operazioni che avrebbero molte probabilità di diminuire sensibilmente la mia ricchezza. Se l’illegalità diventa perdente la legalità diventa vincente, e si diffonde non per dovere, ma per convenienza.

E’ bene ricordare che già la ricchezza di per sé è statisticamente, un facilitatore di affari, di crescita di ulteriore ricchezza, come studiato e teorizzato da Marx, quindi di aumento della disuguaglianza. Ora dobbiamo sommare il fattore sanzioni errate, proporzionalmente evanescenti, al crescere della ricchezza, moltiplicando così la velocità di crescita della disuguaglianza e della cattiveria/follia. Nella storia gli esempi di pazzia al Potere sono infiniti. Nerone e Hitler sono solo due esempi.

L’accumularsi di ricchezza, favorito dal possesso di capitali, viene attuato di solito da imprenditori particolarmente dotati, in grado di moltiplicare un capitale abilmente guadagnato in partenza. Spesso le generazioni successive non sono all’altezza del fondatore. Se il fondatore ha fatto fortuna con modi onesti questo è un male, uno svantaggio per tutti. Ma se il fondatore ha fatto fortuna adattandosi a modi disonesti, il fatto che i successori non siano all’altezza non è un male. Anche se ci sarà chi li sostituisce. Il mercato non “dorme” mai. Nel bene e nel male. Ma forse perché oggi, non solo non hanno le abilità del genitore, ma partendo da un livello alto di capitali si trovano a lottare in mondi particolarmente duri. Voglio dire che con le sanzioni proporzionate saranno favoriti i discendenti capaci, corretti, tranquilli invece che capaci, aggressivi e spregiudicati come attualmente.

Nel Mondo non c’è solo il male, anzi. A questo trend di crescita di disuguaglianza, violenza e follia bisogna appaiare anche tendenze e periodi di controtendenza. E la presenza inderogabile del bene (ne parleremo dopo). I periodi di tendenza positiva in termini di benessere collettivo sono essenzialmente di due tipi: scoperte e invenzioni tecniche, e idee, movimenti e personalità politico/militari positive. Le scoperte portano subito vantaggi diffusi. Ma piano piano il Potere “prende le misure” e accentra questi vantaggi. Per esempio, l’invenzione delle tecniche agricole e di irrigazione consentono, se non altro, la vita di molte più persone. Ma proprio l’aumento della popolazione comporta il crescere e l’affinarsi della struttura, dell’organizzazione politico-giuridica. Tutto ciò significa una perdita del controllo diretto del popolo nei confronti del Potere ma non viceversa, anzi aumentano, senza freni, le possibilità di sfruttamento. L’unico freno naturale è rappresentato da un limite oltre il quale lo sfruttamento diminuisce di redditività perché la gente si ribella o… muore. E, prima di ribellarsi si disaffeziona alla patria, contesta, perde voglia di combattere, ect. Fattore che spesso insieme ad uno speculare rammollimento della classe dirigente crea un tessuto sul quale si innestano idee e personalità di spicco che guidano e cavalcano gli eventi. Non solo un capo politico o una fazione possono cadere, ma le nazioni e gli imperi. I motivi apparenti sono molti, qui ne sostengo uno nuovo, a mio parere matematicamente visibile, che la non proporzionalità delle sanzioni sia un determinante fattore di iperaccentramento, di degenerazione del potere e della società.

La Storia è piena di nuove idee e di grandi uomini che hanno portato progresso anche politico giuridico, ma quanto è durato questo progresso in termini di benessere collettivo? Pensiamo al Comunismo. Sembrava avere tutte le più buone e radicali intenzioni. Tolse il denaro ai ricchi e finì per darlo agli oligarchi. Le dinamiche di mercato, di Potere, di sanzionamento, di rispetto della legge sono rimaste le stesse. E solo questione di tempo. In termini di Giustizia e personalità può riuscire a coalizzare il suo popolo e migliorare un trend negativo con capacità organizzative e psicologiche di aggregazione e organizzazione. Ma per quanti anni? Per una generazione. Si è mai trovato un successore all’altezza? Lui può essere uno santo, ma il sistema intorno a lui? Si adatta alle stesse dinamiche che sanzioni disuguali comportano. In realtà noi abbiamo naturalmente in mente che un capo, che sia della famiglia dell’azienda, del Comune o dello Stato ect, debba…dare l’esempio. Invece con le sanzioni pecuniarie attuali è come dicessimo ai capi, ai più ricchi, ai primi: “voi avete MENO responsabilità degli altri”. La gravità del rubare 1€ è direttamente proporzionale alla ricchezza posseduta. Quindi la proporzione matematica della sanzione base con la ricchezza del reo ristabilisce l’uguaglianza. Una piccola progressività completa probabilmente il ristabilirsi dell’etica. Approfitto dell’occasione per ribadire che sono contro la progressività nelle tasse e discuterei volentieri di una certa regressività. Le sanzioni proporzionate fermano i ricchi disonesti, le tasse i ricchi e capaci onesti.

Ho accennato all’inderogabilità del bene e ora cerco di spiegare cosa intendo. Il male è una pianta parassita. Nelle piante parassite se muore l’ospitante muore anche l’ospite. L’ospitante è in qualche modo il più forte, indispensabile. Il bene è l’ospitante. E’ indispensabile, è più necessario, è più “forte”. Se abbiamo del male, da qualche parte c’è del bene. Il bene è come un asino o un’automobile che non puoi sfruttare oltre al limite: non puoi non dargli da mangiare o la benzina. Se una banda di pirati stermina la popolazione di un’isola, poi dovrà mettersi a lavorare, diventare bene.

Le sanzioni pecuniarie attuali risultano dunque, non solo diseguali, ma addirittura inversamente proporzionali e spiegano la dinamica di crescente iperbolica disuguaglianza. Sono tanto più severe tanto più si è poveri, ma il povero sotto una certa soglia non le paga. Perché non gli si può certo requisire l’auto con la quale va a lavorare per poi doverlo mantenere. Oltretutto usufruendo anche di qualche aiuto diventa spesso un sostenitore della classe dirigente che lo inganna. Il tutto a spese della classe media onesta tenuta al rispetto della legge da sanzioni per lei efficaci. E la classe povera, lentamente, si allarga. Il discorso dei piccoli evasori merita uno spazio a parte, come la spinta del povero a collaborazioni con il potere a volte anche di carattere mafioso unendo un cerchio che vede in alto mafie e potere finanziario tenere a bada tutti gli altri poteri. Infatti il lato dove le attuali sanzioni spalancano la strada al malaffare, alla disonestà, all’evasione, alla corruzione, all’intimidazione e chi più ne ha più ne metta è il lato opposto, quello dei più ricchi, a livello nazionale e, ancor più, mondiale, per i quali le sanzioni risultano pressoché inesistenti.

Più un reato viene commesso dall’alto, dal vertice della piramide sociale, più necessità di complicità. E’ quasi sempre un lavoro di raccolta di informazioni e poi di pilotazione di altre informazioni in senso contrario. Raccogliere informazioni su un appalto per la costruzione di una scuola è relativamente semplice e le complicità non sono moltissime. Idem per riuscire ad aggiudicarselo con favoritismi. Più complesso è riuscire a infiltrarsi nella gestione di uno Stato, di un Premio Nobel, della Chiesa o di un esercito. Oltre a molte più risorse “normali” servono anche degli “aiutini” di organizzazioni di tipo mafioso che hanno anche il loro costo e il loro personale. Più il gioco è grosso e remunerativo più arriva il livello alto del Potere. Che per me è un “team”esempio. Il miliardario Tizio pensa/inventa il paradiso fiscale. Avrà bisogno dei professionisti Caio e Sempronio per realizzarlo. A cose fatte, questi professionisti potrebbero informare di questo servizio un altro miliardario. E la cosa, “segretamente” nell’ambito dei miliardari potrebbe espandersi. Coinvolgendo altri professionisti e autorità. Anche in caso di problemi giudiziari. Si dovrebbe capire che queste cose, seppur segrete, vengono conosciute negli ambiti adiacenti da persone che però imparano presto, che possono trarne vantaggio a patto di parlarne il meno possibile, ma hanno comunque a che fare con altri. Gli ultimi a sapere le cose sono i semplici ingenui cittadini. A volte dopo secoli. Basti pensare all’argomento di questo libro che seppur avendo informato tutti non è ancora diventato di dominio pubblico.

UGUAGLIANZA FORMALE E SOSTANZIALE

In Diritto si parla di uguaglianza formale e uguaglianza sostanziale. Ossia che la legge deve essere uguale per tutti ma che esistono casi in cui si deve derogare per favorire una vera uguaglianza sostanziale. E’ un principio sancito anche nella Costituzione Italiana. Di solito si fanno esempi in cui lo Stato aiuta persone o famiglie con difficoltà, con un trattamento “privilegiato”. Comunque questo principio si fonda sulla maggiore importanza dell’uguaglianza sostanziale. Che importa se a una persona viene pagata una carrozzella a motore e all’altra “solo” un paio di stampelle se le loro necessità sono quelle e le nostre possibilità lo permettono. Tra l’altro sono certo di grandi miglioramenti anche nella gestione della Sanità.

Il calcolo delle sanzioni è un macroscopico caso dove l’uguaglianza formale, cioè della cifra della sanzione, ci ha accecati e impedito di vedere la sostanziale, iperbolica disuguaglianza dell’effetto. Macroscopico per i secoli che ci sono voluti per capirlo, macroscopico per il folle ritmo di crescita della disuguaglianza economica a cui stiamo assistendo in questa epoca, macroscopico pensando all’importanza crescente dello “strumento” denaro e quindi dello strumento sanzioni pecuniarie, nella nostra società, e infine macroscopico pensando ai giganteschi benefici che porterà. Se la legge determina i comportamenti da tenere, la sanzione determina l’effettivo rispetto di questa legge. Se la legge è debole con i forti, non è colpa della legge ma delle sanzioni che non sono proporzionalmente forti con i forti. Ma forte non vuol dire ergastolo o tortura e lasciare i soldi a lui e ai suoi complici. Se un ladro è armato gli si toglie l’arma. Se la sua arma sono i soldi bisogna togliergli i soldi. In modo ragionato. L’importanza delle sanzioni non è inferiore a quella della legge che deve far rispettare. L’importanza delle pene pecuniarie è oggigiorno così importante che va ad incidere negativamente proprio anche sui comportamenti di coloro che legiferano, decretano e amministrano le pene detentive, determinando la situazione che sappiamo. Cioè, il Potere finanziario, che più viene distorto dalle attuali sanzioni errate trasmette questa distorsione, sia per complicità diretta che per complicità spontanea, per complicità richiesta e complicità accettata, agli strati di potere sottostanti.

Le nuove sanzioni pecuniarie ribalteranno l’effetto e innescheranno un miglioramento a catena, un circolo virtuoso in ogni ambito.

Il ruolo delle pene detentive diminuirà, un po’ perché i reati dei ricchi saranno sufficientemente puniti con le nuove sanzioni pecuniarie, e un po’ perché una migliorata giustizia sociale causerà un drastico calo dei reati violenti. Credo arriveremo all’80-90% in meno dei reati. Chi, avendo 10 miliardi e vedendosene sottratti due dovrà fare attenzione a lamentarsi avendone ancora 8. Sicuramente ci penserà due volte a commettere quel reato. Ma questi signori saranno i primi a capire le nuove regole e a pre-munirsi (previa amnistia vedi capitolo dedicato), diventeranno “onesti da un giorno all’altro” per stare in corsa nella nuova competizione economica.

LA LEGGE DEL MERCATO E IL MERCATO DELLA LEGGE

Più si sale nella ricchezza, più c’è competizione economica. Cioè non c’è tanto il gusto della ricchezza fine a sé stesso, quanto il gusto “sportivo” di essere in alta classifica, di essere il prmo, di superare gli avversari. Salvo passaggi generazionali in mani incapaci o sfaccendate. La competizione economica è la legge del mercato + la legge di natura. Cioè la ricerca del massimo profitto e del primato, della posizione alfa. Se le leggi e le sanzioni positive consentono di essere aggirate con un rischio minimo e trarne un profitto maggiore questo avverrà e questo avviene. Se poi, i grandi capitali e finanzieri, si rendono conto di dover investire nella compravendita di Politic i &C. per far approvare specifiche leggi che portano a loro del profitto, questo avverrà e questo avviene. Siamo passati dalla legge del mercato al mercato della legge.

PIRAMIDI GERARCHICHE

Questa intuizione sulle sanzioni pecuniarie rapportate ai livelli di ricchezza, mi ha immediatamente spinto a rivalutare l’importanza delle gerarchie in generale, a considerare altre piramidi gerarchiche. Anche perché il livello di ricchezza non lo considero solo come un rapporto matematico da rendere uguale attraverso la proporzione, ma considero che una persona più è ricca più dovrebbe essere più responsabile socialmente. Perché ha più mezzi per poterlo essere, per essere informato. E’ un po’ come il concetto del buon padre di famiglia. Più sei ricco più sei grande, più sei fratello maggiore, padre. In sintesi rifletterei anche su una leggera progressività. Mentre sono contrario alla progressività nelle tasse. Non bisogna penalizzare le persone capaci e oneste ma quelle disoneste. Oggi le attuali sanzioni ci hanno condotto ad una situazione inversa.

Per altre piramidi gerarchiche, mi riferisco al potere politico, militare, giudiziario, amministrativo, di polizia, ect, dove per lo stesso identico reato, perpetrato per esempio, da un soldato semplice o dal generale (con uguale situazione economica), la pena pecuniaria e amministrativa, (decurtazione di grado, allontanamento dai pubblici uffici), dovrebbe essere comunque un po’ maggiore per il Generale. Sicuramente questo, in teoria, è già previsto, ma proprio la cancrena dell’intero sistema dovuta all’inversione della logica sanzionatoria conduce a smantellare questo come tanti altri principi di buon senso. Un generale corrotto, oggi, può sempre servire, meglio non punirlo..anzi. Un altro pezzo del circolo vizioso.

Quindi credo, che quando l’onestà riprenderà potere, si discuterà ampiamente di come regolamentare in tal senso. Io mi limito a sollevare la questione ma lascio agli esperti e alle generazioni future l’onore e l’onere di bilanciare questi provvedimenti. Come accennato questa rivoluzione renderà più efficace il lavoro di controllo di ogni livello, perché ognuno rischierà troppo e concretamente a collaborare, o chiudere un occhio, portando il sistema ad una ritrovata buona certezza della pena.

E’ giusto e necessario che la società sia organizzata in livelli. Ciò è un bene se ogni livello fa il suo dovere, mentre oggi, grazie all’effetto sanzionatorio inversamente proporzionato i primi livelli sono incentivati ad essere i peggiori e a remunerare complicità, falsità e inganni nei livelli sottostanti, e poco per volta il male arriva a livelli di esplosione.

BEATI GLI ULTIMI

In questo esteso parlare di livelli e di gerarchie vorrei fare un cenno a Gesù. A mio parere egli fondeva proprio il discorso dell’uguaglianza “siamo tutti fratelli”, “tratta gli altri come te stesso”, e del naturale organizzarsi della società in livelli e gerarchie. “Beati gli ultimi perché saranno i primi” ci parla della nostra naturale tendenza a primeggiare ma rivaluta l’importanza di chi accetta docilmente il ruolo di ultimo sia perché garantisce e protegge l’integrità del gruppo, sia per consolatori benefici in un’altra vita. Per quanto riguarda l’importanza della legalità, ricordo la geniale risposta che diede a chi credeva di metterlo in difficoltà chiedendogli se era bene pagare le tasse ai Romani. Facendosi dare una moneta e dicendo “date a Cesare quel che è di Cesare” chiarì con una battuta che lo Stato fornisce dei servizi al cittadino e il cittadino è tenuto al rispetto delle sue leggi, in via generale. Senza addentrarsi nei casi specifici sempre passibili di miglioramenti.

Ricordo poi quando disse:”il secondo comandamento è uguale al primo. Ama (tratta) gli altri come te stesso. Da questo dipendono tutte le Leggi e i Profeti”. Praticamente ha detto che il concetto di uguaglianza è a monte delle leggi, delle regole di convivenza. Concetto che noi, l’umanità sta ancora perfezionando. E che sta anche a monte dei Profeti, delle persone che hanno cercato di migliorare la società.

LA CRESCITA DELLA POPOLAZIONE E DELL’USO DEL DENARO

La crescita dell’importanza del denaro e della popolazione umana vanno di pari passo. Nelle antiche civiltà vi erano già le sanzioni in denaro ma la loro importanza e possibilità di impiego erano limitate ai pochi che possedevano denaro e al poco denaro posseduto. Le pene detentive e ancor più quelle corporali erano di gran lunga le più utilizzate. L’uso del denaro si ampliò insieme all’espandersi dei commerci e dei viaggi e delle innovazioni tecnologiche. Oggi il denaro gira vorticosamente in quantità immense anche digitali. E tende ad accumularsi nelle mani di poche persone grazie non solo all’effetto denunciato da Marx per il quale un grosso capitale è favorito nell’aggiudicarsi grossi affari e quindi ulteriori guadagni in un circolo di crescita che avvantaggia i capitali più grandi ai danni dei capitali più piccoli e dei salariati. Ma si assomma un meccanismo analogo che riguarda però esclusivamente gli affari illeciti. Più il capitale è grosso più può corrompere con rischi legali inversamente proporzionali. Perché le sanzioni “uguali” per tutti, diventano sempre meno uguali al crescere della ricchezza del reo. Per cui, anche in caso di sanzione, la pena è così bassa da lasciare la convenienza ad investire altro denaro nel corrompere il sistema di controllo, giuridico e informativo per annullare o minimizzare i danni. Ripeterò molte volte che il successo di questi atti corruttivi è un danno sociale che va ben al di là del caso specifico, ma formano esempio e scuola negativa che si espande silenziosamente nello spazio e nel tempo. In pratica alcuni capitalisti non sono solo avvantaggiati sul puro piano di un “teorico” moltiplicatore economico della ricchezza ma, con le attuali sanzioni, esiste anche un moltiplicatore infinito dell’illegalità. Tra due pari, come capitale e capacità, se c’è n’è uno con più abilità e disponibilità all’inganno, vincerà, e tutta la società penderà da quella parte. Se poi il tutto sia dettato da un naturale istinto competitivo che ha tra l’altro ha permesso all’uomo di diventare il primo tra gli animali, siamo d’accordo, è senz’altro una grossa attenuante. Ma sta di fatto che non tutti accettano di fare certe cose. Ma il problema vero è che questo grande progresso legato a questa spinta superegoistica, porta a comportamenti folli e distruttivi del Pianeta, a grosse guerre e all’autoannientamento in virtù di una regola sbagliata che permette di diventare forti non ai più intelligenti e onesti e socialmente utili, ma ai più intelligenti e disonesti e socialmente pericolosi, non meritocrazia ma furbocrazia, non capibranco ma dividibranco.

A questo effetto capitalismo-illecito, bisogna aggiungere un effetto legato alla crescita della popolazione che ha qualcosa di analogo. Cioè, più una comunità si espande e più i suoi ceti elevati possono sfruttare una maggiore distanza dai ceti popolari e una facilità di ingannarli, se vogliono, corrompendo i livelli intermedi. Per ceti più elevati non sono da intendere ormai i governi e i leader politici, ma il vertice dei poteri finanziari, per lo più sconosciuti a noi semplici cittadini. Un antropologo ha sostenuto che solo in comunità e tribù fino a 130 individui, il controllo è reciproco e diretto tra tutti i membri. Figuriamoci un’umanità di 7 miliardi di persone.

Voglio precisare che non tutti i leader sono uguali e hanno uguali responsabilità, anzi a volte sono “messi lì” consapevolmente o anche no, proprio per un certo grado di bonarietà-manovrabile, ma con un sistema sanzionatorio giusto non accadrebbe più.

Avendo accennato a Marx mi piace accostare un accenno ad Adam Smith considerato padre dell’economia e del liberismo. Nel suo famosissimo LA RICCHEZZA DELLE NAZIONI teorizzava la positività del mercato libero, della “mano invisibile” che faceva in modo che gli opposti egoismi costruissero il benessere sociale. L’interesse del macellaio a guadagnare e del cliente ad avere buona carne, si “sposavano” nel prezzo. Ma ho letto pochi anni fa, che lui stesso ebbe a confessare, che nella pratica, la sua teoria non funzionava per niente come lui sperava.

Sono convinto che correggere queste sanzioni è il tassello mancante alla sua teoria.

DARWIN, LA CODA AL SUPERMERCATO E LA RANA BOLLITA

Riassumendo posso dire che la causa prima del dilagare del malaffare, della corruzione da una parte, e della rabbia e della violenza dall’altra è il gravissimo errore di calcolo delle sanzioni pecuniarie. La causa seconda sono i grandi capitali che ne approfittano, le complicità che li servono e solo terza metterei le reazioni popolari come furti e corruttele e piccola evasione per sopravvivere. Un ricco che commette un’ingiustizia per arricchirsi ancora di più, anche con la scusante dell’istinto competitivo, è decisamente più dannoso alla società che un povero che lo fa per sopravvivere. Dall’ingegno e dalla disponibilità alla disonestà di alcuni, dall’emulazione e dall’adattamento darwiniano di altri nascono la falsità e gli inganni che accompagnano necessariamente i comportamenti illeciti. Ma gli inganni dei potenti ingannano milioni di persone, a volte per secoli, gli inganni dei semplici truffatori ingannano poche persone e per poco tempo. Allora abbiamo una massa di persone che sembrano stinchi di santo in pubblico ma cinici e geniali ladri in privato. D’altra parte se xx persone detengono xx della ricchezza non venite a dirmi che se li sono guadagnati tutti. Ammesso che queste statistiche siano affidabili, cosa cui non credo più anzi penso che i più ricchi non figurino neanche in queste classifiche. Questo valanga di falsità pesa sulla pelle di molte persone che scivolano sempre più nello stress e nella rabbia. Con il sapiente sfruttamento dei mezzi di informazione, il potere è in grado di rubarti 100.000€ e di farti pensare che invece te li ha regalati. Altro che scippatori. Se poi nascono malumori vengono sapientemente convogliati nelle cosiddette guerre tra poveri. Il fatto che Politica, Media, Giuristi, sacerdoti non parlino di quest’idea giusta e banale è il segno che non ho tutti i torti. Quest’idea porterà vantaggi a tutti, perché in un mondo invivibile per inquinamento e guerre ci lascerebbero la pelle anche i più ricchi o potenti.

CONVIENE ANCHE AL POTERE E AI RICCHI

Le sanzioni in base al reddito arrivano a rendere onesto il vertice perché sono giuste ed efficaci su tutti i gradini sottostanti. Ogni livello avrà la convenienza a fare il suo lavoro di controllo sugli altri livelli vicini, perché le sanzioni saranno eque ed efficaci anche per lui. Gli individui più onesti faranno quella carriera che oggi, rifiutando troppi compromessi, vengono condannati a perdere. E’ come se oggi su tre persone due accettino “come va il mondo” e il terzo è costretto ad adeguarsi, mentre dopo che vorrà fare il furbo si troverà in minoranza, in una condizione di debolezza perché sanzioni efficaci daranno forza agli onesti.

Questa rivoluzione può avvenire e sta avvenendo perché questi Poteri sono disposti ad accettarla, previa amnistia. La loro convenienza

I REATI DEI RICCHI E DEL POTERE

I ricchi e i potenti non sparano e non fanno rapine, ma causano guerre, morti e povertà. La grande evasione fiscale, la corruzione, l’informazione manipolata, ect creano col tempo, una disuguaglianza così forte che da un lato portano a sentimenti di onnipotenza, dittature, razzismo, ect dall’altro a povertà estrema, fame, malattie, disperazione e violenza. Non per tutti, mantenendo un certo equilibrio tra soddisfatti e ribelli, tra poveri e tra ricchi per dirla in termini classici. Un aspetto difficile da valutare per sua stessa natura è la qualità degli inganni con cui i ricchi mantengono certe attività illegali o disoneste. Ricordo che a volte certe attività vengono rese legali da passaggi Parlamentari non trasparenti, ma di fatto si tratta di furbizie contro la collettività, quindi disoneste.

MULTE E GALERA

Fino al 1700 circa, le pene corporali e detentive erano le più importanti, da allora il denaro ha cominciato un’impennata d’importanza e ma non parallelamente le sanzioni pecuniarie, dando invece l’avvio ad una corrispondente impennata di ingiustizie, inganni, disuguaglianza e violenza. Prima 10 frustate erano una pena uguale per tutti, ora le sanzioni pecuniarie finivano per indebolire qualcuno e rafforzare un altro, ampliando la forbice della disuguaglianza, premiando l’intelligenza rivolta all’inganno, l’astuzia cattiva.

ROBOT E DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

La distribuzione della ricchezza è il grande tema. Se ben distribuita possiamo parlare di meritocrazia, ma se mal distribuita dobbiamo parlare di “furbocrazia” tendente alla “folliacrazia”.

L’imminente avvento dei robot, dell’automazione estrema, dell’intelligenza artificiale, rende più serio questo problema. Se una piccola élite ne ha il controllo potrebbe disporre agevolmente del resto della popolazione di cui può avere o meno bisogno. Cioè avrà sempre bisogno di chi gli pulisce la casa, la fabbrica gli da’ un’occhiata alle macchine, all’aereo, alle cucine, ect. Ma di quanti potrà fare a meno? Di una miliardata di persone? Di due? Di quattro?

Le sanzioni proporzionate ristabiliranno una meritocrazia che con un pizzico di solidarietà renderà una vita serena a tutti. Anche perché la competizione economica sarà molto più simile a uno sport che a una guerra come ora.

TRASPARENZA

Un concetto imprescindibile nella filosofia, nella pratica delle sanzioni in base al reddito è il concetto della massima trasparenza possibile degli averi dei cittadini. Questo concetto non è così matematico come quello della proporzione, del rapporto tra due entità matematiche come la ricchezza e la sanzione base. Ci sono beni la cui valutazione economica è molto difficoltosa o fluttuante. Ma gli errori nelle sanzioni pecuniarie sono agevolmente riparabili con poco danno. Come già dimostrato in Finlandia, nel caso per esempio, di un cittadino che beccò una sanzione di circa 100.000€ perché aveva una florida attività che però proprio in quell’anno stava subendo un tracollo. Dopo pochi mesi la sua sanzione fu ridotta a meno di 10.000€.

Può darsi che per motivi importanti ci possano essere individui a cui è meglio riservare una privacy maggiore ma controllata da un apparato pubblico affidabile.

E’ plausibile che per motivi di sicurezza si debbano indicare dei valori e delle descrizioni generiche ma non l’ubicazione di oggetti di grande valore, ect.

Può darsi che al di sotto di una certa soglia non sia necessario indicare l’indirizzo o altro.

Insomma la trasparenza necessaria sarà oggetto di profonde analisi e discussioni. Con il sistema odierno non mi fido neanche un po’ dell’apparato che prendere, discutere, fingere di discutere, ma quando la logica delle sanzioni proporzionate avrà spazio libero ovunque allora mi fiderei che anche gli esperti onesti si possano far sentire. 

DISUGUAGLIANZA DI OPPORTUNITA’, APPIATTIMENTO DI RESPONSABILITA’

Le multe uguali per tutti, essendo meno severe col crescere della ricchezza del potenziale trasgressore, creano una disuguaglianza di opportunità nel trasgredire, nel delinquere. E l’opportunità fa l’uomo ladro. In pratica se io rubo 1.000 e ho già 1.000 rischio tutto. Se io ho 1 milione e rubo 1.000 rischierò 3.000. Cioè non tutto. E se la faccio franca accresco il mio potenziale sia per affari legali che illegali. Se vengo beccato, con i soldi che ho posso rivolgermi a professionisti e altri per addolcire, diminuire, eludere il danno. Piano piano divento “amico degli amici” senza manco accorgermene.

Specularmente la sanzione con uguaglianza di cifra tende a farci ragionare in termini di uguaglianza di responsabilità. Ma un padre ha la stessa responsabilità di un figlio minore? Il generale di un appuntato? Il Presidente della Repubblica di un Consigliere municipale? Il Giudice di Cassazione di un Giudice di Pace? Il Manager di una fabbrica di un operaio? Ect, ect.

Se invece le cifre fossero proporzionate come dovrebbero essere ci verrebbe automatico ragionare in termini di piramidi di responsabilità. Non per il gusto di pretendere dagli altri, ma per avere un minimo di “controllo sul controllore”. Con le attuali sanzioni la devianza comincia dal controllore e si diffonde in basso, fino alla situazione che tutti vediamo e che crediamo immutabile. Invece, per fortuna, si può cambiare.